MARGHERA (VENEZIA) - Si è trovato di fronte a un muro, invalicabile. Altro che i ponti che lui prova a costruire. Don Nandino Capovilla, vulcanico parroco a Marghera, ieri è stato bloccato in aeroporto a Tel Aviv e ha ricevuto un "decreto di espulsione". Dopo sette ore è stato lui stesso ad annunciare di essere stato liberato con un post: «Mi hanno restituito il cellulare, mi mandano in Grecia stanotte». Il sacerdote, parroco della Resurrezione nel popoloso rione della Cita, era appena atterrato in Israele per partecipare ad un pellegrinaggio, insieme ad una quindicina di attivisti di Pax Christi, di cui lui stesso è stato coordinatore nazionale dal 2009 al 2013. È stato Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi a diramare la notizia del provvedimento che ha raggiunto don Nandino per non precisate ragioni di "sicurezza nazionale". «Non sappiamo quale sia la motivazione, ma - spiega - pensiamo che sia a causa del fatto che ha scritto il libro "Sotto il cielo di Gaza"». Nel testo, il sacerdote e Betta Tusset, che ha curato insieme a lui questa e altre pubblicazioni, avevano vestito i panni di "raccoglitori di storie", raccontando testimonianze di un anno di ingiustizie e sofferenze subite dal popolo palestinese e spaccati dell'occupazione israeliana che dura da decenni. Don Nandino, classe 1962, si è sempre fatto portavoce delle sofferenze del popolo palestinese: tra le tante, a febbraio, aveva promosso, nella chiesa di via Palladio, una messa per la pace ospitando rappresentanti di Kairos Palestine, un'associazione di cristiani palestinesi che avevano peregrinato in Italia per far conoscere la tragedia quotidiana nel proprio paese. Anche quello di don Nandino doveva essere un pellegrinaggio, uno dei tanti da lui compiuti nelle terre di Gesù, da fare insieme a rappresentanti di Pax Christi, provenienti da Venezia e da Roma.