Per la America’s Cup la notte del 12 agosto è stata molto importante: mentre i velisti da tastiera e quelli da winch erano alla disperata ricerca del vento giusto in un Mediterraneo difficile, dove ogni giorno c’è un avviso di burrasca che sia Maestrale o Meltemi, l’uomo forte di Team New Zealand Grant Dalton e il più forte velista olimpionico, sir Ben Ainslie Ceo di Athena Racing che rappresenta il Challenger of Record hanno presentato il nuovo Protocollo che regolerà la edizione numero 38 dell’evento ma anche la 39.

Nella realtà è una rivoluzione, è una mano pesante dei velisti professionisti sul circuito più importante della vela, che viene sradicato, o quasi, dai suoi valori fondamentali storici leggendari e ingiusti. Insomma, quel fuoco che da tempo covava sotto la brace diventa realtà e parte il tentativo di farlo diventare “la Grande Boucle” della vela. La citazione non è casuale, il Tour de France è stato il primo grande esempio di manifestazione sportiva costruita anche su motivi di marketing, dove Alain Delon passeggiava tra le gambe massaggiate con vegetallumina dei ciclisti. Ma il sudore sul Col Ventoux è sempre rimasto. Una delle novità del nuovo protocollo è che a bordo dei poderosi AC 75 ci saranno solo timonieri, tattici, tailer. Basta con i muscoli, basta con i cyclors e grinder che hanno scritto tante pagine romantiche di vela in barca e a terra. Il mito della Formula Uno suggestiona la vela, solo gente con il casco, che ragione alla velocità della luce. A bordo saranno solo in cinque tra cui una donna e due velisti di nazionalità del Club sfidante e due di nazionalità “libera”: la notizia in questo caso è che Peter Burling può timonare Luna Rossa. Il sesto posto è riservato a un ospite che viene definito Vip, ma anche influencer sintomo della obbedienza ai social.