Agosto, giudice mio, non ti conosco. O meglio: non ti ricordo. Sigfrido Ranucci, infatti, il conduttore di Report, risulta essere effettivamente indagato dal 26 febbraio 2025 assieme al suo collaboratore Luca Bertazzoni, giornalista in forze al programma, per l’ormai annoso caso delle rivelazioni legate alle telefonate private dell’ex ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano diffuse dal programma di RaiTre.
A una settimana dal duro scontro dialettico tra gli esponenti di Forza Italia, Maurizio Gasparri e Roberto Rosso che parlarono apertis verbis dell’indagine sul conduttore di Report, arrivano le conferme (e le carte) che Libero ha avuto modo di visionare. Il reato contestato, come avevano affermato i rappresentanti di Forza Italia una settimana fa, è esattamente quello ascrivibile all’articolo 615 bis del Codice Penale, ovvero le interferenze illecite nella vita privata dell’ex ministro Sangiuliano che la Procura di Roma imputa proprio a carico di Ranucci e Bertazzoni. I quali, ovviamente, a stretto giro, sempre in quelle giornate di fine febbraio, hanno nominato i loro avvocati difensori. Nulla di strano, A norma di garantismo si dovrà accertare la verità giudiziaria prima di pronunciare sentenze di qualsivoglia tipo. Ciò che si spiega decisamente meno, semmai, sono le parole ora sibilline, ora capziose di Ranucci che ha tentato ogni possibile artificio retorico pur di non ammettere la verità che giorno dopo giorno è diventata più evidente che mai.






