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L'avvocato De Rensis si è indispettito per la prospettiva che, oltre alle contaminazioni in sala autoptica che sono emerse di recente, possano esserci state altre mancanze
Il Dna di "ignoto 3" trovato nella garza utilizzata per fare il tampone orale di Chiara Poggi non è più ignoto, perché è stato appurato che appartiene a uno dei cadaveri analizzati in un momento temporale prossimo a quello della vittima di Garlasco. Questo toglie un elemento dall'incidente probatorio ma non modifica il contesto in cui si stanno svolgendo le indagini. Per i legali di Stasi è uno "di questi gravissimi fatti" che "compromettono in radice le valutazioni svolte nel processo a carico di Stasi e sono già di per sé idonei ad ottenere una revisione della sua condanna".
La natura di quel Dna, aggiungono gli avvocati, "andava verificato con estrema attenzione e anzitutto andava esclusa la contaminazione con tutti i confronti possibili". Il lavoro della procura è andato in quest direzione e, proseguono gli avvocati, "a prescindere dalle ulteriori iniziative che si valuteranno di assumere, dimostra, ancora una volta, la totale inaffidabilità degli accertamenti svolti nel 2007, che si somma a tutti gli ulteriori errori commessi ed emersi negli ultimi mesi". Quindi, ha lanciato una stilettata: "Chi accoglie con favore la contaminazione, dimentica che questi gravissimi fatti compromettono in radice le valutazioni svolte nel processo a carico di Stasi e sono già di per sé idonei ad ottenere una revisione della sua condanna".






