Spuntano i possibili eredi. Sono due sorelle di Pavia di 60 e 53 anni, che vogliono mantenere un rigoroso anonimato, le prime ad essersi fatte avanti con i carabinieri di Lodi. Sono figlie di cugini di Carlo e Francesca De Martino, a loro volta fratelli e scomparsi da oltre vent’anni, i titolari dei 30 buoni postali fruttiferi emessi nei primi anni Novanta ritrovati in una vecchia credenza. All’epoca valevano 18 milioni di lire, oggi, con gli interessi e non ancora arrivati a scadenza, valgono 181 mila euro. Carlo non aveva figli. Francesca invece sì: questi, ottantenni, vivrebbero a Milano, ma ancora non hanno reclamato nulla. I loro nomi però compaiono solo su alcuni titoli. Gli aventi diritto ad una quota, quindi, paiono essere diversi, perché i co-intestatari dei titoli sono vari. «A Poste italiane, in base alla dichiarazione di successione o al testamento, dove si evincono i rapporti di parentela (nel primo caso) o le volontà testamentarie, nel secondo — spiega l’avvocato Giovanni Rossetti che segue il caso — spetta ripartire le quote stabilite per legge. Dovrà farlo in caso di parentela o seguendo le volontà degli originari titolari del buono, in favore dei beneficiari. Nel caso dei figli della De Martino, in mancanza di altri eredi, la quota ammonterebbe al 50 per cento a testa».