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Sanzioni da evitare, affari possibili con il disgelo. Il rischio per Bruxelles (e Kiev) è una nuova Yalta

"Il 50% o più del summit in Alaska non riguarderà la pace in Ucraina" è convinta una fonte occidentale del Giornale a Mosca. E l'incontro fra i presidenti americano, Donald Trump e russo, Vladimir Putin, potrebbe essere seguito da un secondo e forse da un terzo summit. Lo Zar vola in Alaska, territorio Usa, anche se ex russo, e sarà difficile per la Casa Bianca rifiutare un invito a Mosca. Non solo: se per l'Ucraina si troverà una via d'uscita dovrà esserci, prima o dopo, un faccia a faccia fra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e Putin con la benedizione di Trump.

Fra i ghiacci, sul tavolo dei due presidenti, ci sarà tanta carne al fuoco dalla sicurezza nucleare alle sanzioni e ripresa degli "affari" con la Russia, compreso lo sviluppo dell'Artico, fino ai rapporti fra Mosca e Pechino e il bubbone del Medioriente. Putin vuole evitare le sanzioni secondarie minacciate da Trump che colpirebbero Paesi come l'India per danneggiare seriamente le vendite di petrolio russo, vena giugulare della Federazione per lo sforzo bellico. Le previsioni per il 2025 sono di 163 miliardi, in calo rispetto allo scorso anno. Il Cremlino chiede anche l'allentamento o sfoltimento delle "26mila sanzioni imposte da Unione europea e Stati Uniti dal 2022" spiega la fonte del Giornale. E nell'intricato dossier sull'Ucraina si parlerà "anche delle terre rare del Donbass. Sopra il livello del suolo può sventolare la bandiera russa, ma sotto ne parliamo" aggiunge la fonte.