Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.
Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.
Sicurezza senza ingresso nell'Alleanza Atlantica. Ipotesi decisiva per l'Ucraina (con il ruolo Usa)
Del summit in Alaska è meglio concentrarsi sul bicchiere mezzo pieno dello spiraglio di luce verso la fine della guerra nel cuore dell'Europa. Piuttosto che quello mezzo vuoto di Donald Trump che accoglie con il tappeto rosso Vladimir Putin in Alaska sdoganandolo da paria dell'Occidente. L'importante è che la trattativa vada avanti verso il secondo passo, cruciale, di un incontro a tre con Trump, Putin e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky per la prima volta faccia a faccia. I nodi, però, stanno venendo al pettine e trovano l'Italia e la proposta di garanzie di sicurezza a Kiev, con una formula simile all'articolo 5 della Nato sulla difesa collettiva, in prima linea. "Considero positivo - scrive il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni - il fatto che si stiano aprendo degli spiragli di pace in Ucraina. L'accordo è ancora complicato ma finalmente possibile, soprattutto in seguito allo stallo che si è creato da molti mesi lungo la linea del fronte". In realtà i russi avanzano, anche se in una lenta e sanguinosa guerra d'attrito. Il primo nodo dei territori è sul tavolo: il nuovo Zar si accontenterebbe del rimanente 25% della regione di Donetsk in mani ucraine, dove si combatte duramente. Così potrebbe sventolare una vittoria (di Pirro) in Russia con la "liberazione" di tutto il Donbass. In cambio a Kiev dovrebbero venire restituite le fettine di territorio occupate dai russi più a Nord nella zona di Sumy e Kharkiv. Un amaro calice per gli ucraini, ma il rischio è che i russi continuino la guerra d'attrito conquistando lo stesso il Donbass, forse fra un anno, con un'ulteriore montagna di morti, feriti e distruzioni.






