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Le compagnie informatiche statunitensi Nvidia e Advanced Micro Devices (AMD) hanno accettato di dare al governo statunitense il 15 per cento dei ricavi ottenuti dall’esportazione in Cina dei loro chip per l’intelligenza artificiale. È inusuale che le compagnie private paghino una quota così elevata del loro fatturato per poter esportare i loro prodotti. È però un accordo in linea con le politiche commerciali del presidente Donald Trump, che sta cercando di aumentare il coinvolgimento e l’influenza del suo governo nelle operazioni delle società statunitensi all’estero, soprattutto in settori considerati strategici come quello dei chip.

L’accordo non è stato annunciato ufficialmente, ma è stato riferito da molti giornali affidabili, come Reuters, il Financial Times e il Wall Street Journal, che hanno citato fonti anonime informate dei fatti. La Cina è un grosso mercato per AMD e Nvidia, e il New York Times ha scritto che l’accordo potrebbe garantire al governo entrate per oltre 2 miliardi di dollari entro la fine dell’anno. L’amministrazione non ha ancora detto in che modo intende usare questi soldi.

Nvidia è un’azienda enorme: di recente è diventata la prima a valere più di 4mila miliardi di dollari, e controlla circa il 90 per cento del mercato dei microchip usati per l’intelligenza artificiale. I governi statunitensi vogliono però evitare che la Cina, il principale paese concorrente soprattutto in ambito tecnologico, approfitti dei chip e in generale delle tecnologie prodotte negli Stati Uniti per migliorare le proprie capacità nei settori dell’intelligenza artificiale, potenzialmente anche applicata all’ambito militare. Per questo l’accordo è stato criticato da vari esperti di sicurezza nazionale, secondo cui rischia di avvantaggiare la Cina e la sua principale compagnia tecnologica, Huawei.