«Il titolo di questa conferenza stampa è: aprite gli occhi davanti alle menzogne di Hamas». Il Bibi Show va in scena in due atti pomeridiani e senza preavviso: due convocazioni per due conferenze stampa a due orari diversi, nell’ufficio del premier israeliano a Gerusalemme. Una riservata ai meno detestati fra i giornalisti stranieri, l’altra rivolta ai media israeliani. Per mostrare ai primi, con tanto di gigantografie sbarrate dalla scritta «falso», che è in corso «una campagna globale di menzogne contro Israele» e che «le sole persone che oggi muoiono di fame a Gaza sono i nostri ostaggi», perché «se avessimo adottato una politica di fame, nessuno sarebbe sopravvissuto dopo due anni di guerra». Per dire agli altri che i tempi dell’occupazione della Striscia saranno «brevi» e che «non miriamo a occuparla, ma a smilitarizzarla»: gran parte del «lavoro» è completato, dice Netanyahu, e «ci restano solo due roccaforti: Gaza City e i campi profughi. Vogliamo liberare la maggior parte degli ostaggi e sconfiggere Hamas, per mettervi fine in modo decisivo. «La guerra è durata a lungo anche perché ci siamo fermati davanti agli ostaggi».
Netanyahu sente Trump e rilancia: «Gli unici affamati sono gli ostaggi»
Le famiglie dei sequestrati indicono lo sciopero. Al Jazeera: uccisi cinque nostri giornalisti








