C’è da stropicciarsi gli occhi e da rimanere francamente basiti. Prendi un quotidiano a caso (italiano, francese, tedesco, britannico, statunitense), e trovi pressoché ovunque, con eccezioni più rare di un quadrifoglio, giudizi senza appello e privi di sfumature sul vertice di Ferragosto in Alaska tra Donald Trump e Vladimir Putin. L’Editorialista Unico ha già deciso che sarà un disastro. Delle due l’una: o molte grandi firme sono dotate di poteri profetici, dei doni magici della preveggenza e della chiaroveggenza, oppure il pregiudizio si è ormai impossessato del modo di ragionare - prim’ancora che delle parole di osservatori che pure vengono ritenuti autorevoli.

Ad un’analisi minimamente obiettiva dei fatti, quando mancano alcuni giorni a quel summit, nessuno (nemmeno Trump e Putin!) sa come andranno davvero le cose. E sarebbe intellettualmente onesto prepararsi a ogni esito, dal più catastrofico al più desiderabile. Anzi: sarebbe un esercizio di correttezza nei confronti del lettore provare a illustrare prima non l’esito effettivo del meeting (impossibile da conoscere), ma svolgere insieme una ricognizione di tutti i possibili scenari, senza trascurarne alcuno. Cito a mero titolo di esempio. Esito negativo secco: nessuna intesa, fallimento del dialogo, prosecuzione del conflitto senza prospettive. Oppure, esito negativo nel merito: Russia “premiata” che ottiene a tavolino molto più di ciò che sia riuscita a conquistare sul campo. Oppure, terza ipotesi e esito già molto più accettabile: pesanti concessioni territoriali da parte dell’Ucraina, in cambio però di significative garanzie di protezione futura ottenute da Kiev. Oppure, quarta alternativa con esito largamente desiderabile: adeguata protezione futura per l’Ucraina e concessioni territoriali limitate a ciò che oggi è effettivamente “fotografabile” sul campo di battaglia come conquista russa già avvenuta. Ho enumerato quattro ipotesi, ma il ventaglio delle possibilità e delle sfumature è ancora più ampio, e il fattore tempo potrà rivestire un ruolo decisivo: ci sarà un cessate il fuoco immediato? Oppure la tempistica sarà dilatatissima, al punto da far immaginare altri mesi di battaglia? Non solo. In ballo non c’è solo il conflitto russo-ucraino: l’uscita da quella guerra, pur rilevantissima, è un aspetto dell’architettura più vasta che Trump vorrebbe costruire.