Il dovere della speranza
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L’ergastolo in primo grado e le attenuanti generiche respinte "Dietro il delitto motivi vili e spregevoli, di arcaica sopraffazione" .
"Non possono essere riconosciute le circostanze attenuanti generiche, chieste dalla difesa dell’imputato, alla luce della efferatezza dell’azione, della risolutezza del gesto compiuto e degli abietti motivi di arcaica sopraffazione che tale gesto hanno generato: motivi vili e spregevoli". Questo frammento delle motivazioni per cui la Corte d’assise di Venezia ha inflitto l’ergastolo a Filippo Turetta – condannato per l’omicidio della sua ex fidanzata Giulia Cecchettin – fa impressione per alcuni dei termini usati, propri più dell’italiano tout court che del giudiziariese, quella lingua oscura che serve soprattutto a poter sostenere tutto e il contrario di tutto in un’aula di giustizia.
Il caso di Giulia è stato la scintilla che ha prodotto un incendio di emozioni, a ogni livello, suscitando orrore e indignazione, generando manifestazioni pubbliche e stimolando un vasto dibattito sul tema del femminicidio. Tema di scivolosità estrema, quello del femminicidio, come se un’osservazione giuridica possa essere considerata un folle avvicinamento alle posizioni di chi uccide un altro essere umano, uomo o donna che sia. Infatti, a parer mio, è proprio questa l’osservazione da fare: il reato, la sua qualificazione, non dovrebbe avere alcun genere. È omicidio, punto. Perché istituire il reato di femminicidio, che prevede la condanna dell’ergastolo a prescindere, laddove esiste già il reato di omicidio aggravato (che prevede l’ergastolo)? Temi scivolosissimi, ripeto. Che mi fanno pensare, da scrittore ma anche da ex cronista di giudiziaria, che spesso si ha a che fare con il cosiddetto ’panpenalismo’, una tendenza ideologica e giuridica in cui il diritto penale viene visto come lo strumento quasi esclusivo per risolvere problemi sociali, tant’è che, spesso, le decisioni di introdurre nuove fattispecie penali o di inasprire le pene sono motivate da spinte emotive e dalla ricerca di consenso.






