JESOLO (VENEZIA) - «Ho visto l’auto piombare in acqua: in pochi secondi era scomparsa, completamente inghiottita dal fiume. Ho capito subito cosa stava succedendo. Ho chiesto all’autista di fermare il bus e sono sceso di corsa: mi sono tolto le scarpe e mi sono tuffato». Lotfi Kachroud, 38 anni, tunisino, cuoco del ristorante La Lisca di Mestre e da anni residente in Italia, è stato il primo a lanciarsi nelle acque del Sile per tentare di salvare il bambino intrappolato nell’abitacolo. Poco dopo si è unito a lui un turista tedesco, diretto in auto verso un campeggio della zona. Mentre i sanitari lottavano per rianimare il bambino, il cuoco ha ripercorso quei momenti, camminando avanti e indietro lungo l’argine, con lo sguardo fisso sull’acqua, in attesa di una notizia confortante.

«Ero sull’autobus con la mia famiglia - racconta in lacrime il 38enne -, mi trovavo con mia moglie e i miei tre figli di 13, 9 e 4 anni. Con loro c’era anche mia suocera, dovevamo raggiungere la spiaggia di Jesolo per un pomeriggio al mare tutti assieme. A un certo punto ho visto quell’auto finire in acqua. Subito ho capito cosa stava accadendo. Ho chiesto all’autista di fermare il mezzo, io sono sceso a terra per dare un aiuto». Senza alcuna esitazione, anche a costo di mettere a rischio la propria vita, l’uomo si è buttato in acqua. «Ho visto due donne uscire dall’acqua – racconta ancora scosso il cuoco – Dicevano che dentro la macchina c’era un bambino. Ho capito poco dopo che una era la mamma e l’altra la sorella più grande. Ho agito d’istinto: mi sono tuffato, ho cercato di raggiungere l’auto per liberare il piccolo. L’acqua però era molto profonda e non ci sono riuscito».