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Quando morì a Genova il 15 maggio 1847, il leader politico irlandese Daniel O’Connell stava andando in pellegrinaggio a Roma, al termine di una vita in cui si era guadagnato il soprannome di “il Liberatore”, per l’impegno a favore dell’emancipazione dei cattolici irlandesi, discriminati e oppressi dal dominio dei britannici protestanti. «Il mio corpo in Irlanda, il mio cuore a Roma» disse O’Connell secondo la leggenda, e le sue volontà furono rispettate: fu sepolto a Dublino, ma il suo cuore fu imbalsamato e conservato dai religiosi del Collegio irlandese di Roma, che avevano un convento adiacente alla chiesa di Sant’Agata dei Goti, nel quartiere Monti.
Da quasi un secolo però il cuore non è più lì, e non si è mai saputo che fine abbia fatto. Il 6 agosto, in occasione del 250esimo anniversario della nascita di O’Connell, in Irlanda si è tornati a parlare del mistero, e il pronipote Maurice O’Connell ha proposto che si provi a risolverlo una volta per tutte. «Se non lo si fa ora, non lo si farà mai» ha detto alla tv pubblica RTÉ, aggiungendo che «sarebbe fantastico» se il cuore fosse riunito ai resti di O’Connell e della moglie Mary, sepolti in una cripta del Glasnevin Cemetery.






