BELLUNO - Riappropriarsi di una definizione, di un nome, di un aggettivo. Prendere qualcosa di brutto e degradante e farne qualcosa di elegante, ironico, dissacrante. Tutto è partito dall'iniziativa di Belluno Pride chiamata "Cinefrocium", un cineforum cominciato ieri sera 9 agosto e che avrà termine il 6 settembre.
Il nome della rassegna ha fatto alzare le sopracciglia a qualcuno, altri hanno sorriso trovandola divertente. Ma cosa c'è sotto quel nome? Qual è la riflessione che sta dietro "Cinefrocium?". Lo spiega direttamente Belluno Pride sui suoi canali social.
«I cineforum sono dei momenti conviviali in cui avvengono incontri e scambi di idee, di cura e di interessi. È un momento, un evento costruito per e con la comunità - scrive l'associazione -. Abbiamo deciso di portare questi titoli per poter avanzare diverse riflessioni sulle lotte intersezionali e i vari dispositivi sociali che costituiscono la norma ed escludono chi non è all'interno di essa». Insomma, la volontà è quella di ragionare assieme.
«Nei dizionari italiani - continua Belluno Pride - la parola queer è apparsa sotto la sua forma più "pulita" e accademica. Allora usare la parola frocio/a, in italiano, assume una valenza politica ben precisa: rivendicare anche l'aspetto dispregiativo del termine per poterci riappropriare dei nostri corpi. La parola frocio/a, in uso già dagli anni '70 nel panorama attivista italiano, è un modo autorionico e politico di riappropriazione dello stigma». La parola queer, riferisce l'associazione, «nei paesi anglofoni, era una parola usata in modo dispregiativo per insultare gli uomini gay. Questo termine fu rivendicato pubblicamente per la prima volta da un gruppo di attivisti radicali, chiamato Queer Nation, a New York nel 1990».








