Una volta erano lettere o cartoline da rispedire a sette conoscenti, boomer e gen X se le ricordano eccome.
Un meme antesignano su moltissimi argomenti.
Molti anni prima erano richieste di preghiere ai santi e oggi, in modalità virtuale che corre sui social, riguarda anche temi spesso truffaldini, spam o bufale. Da qualche tempo però le catene di sant'Antonio sono diventate anche un metodo per dire la propria su argomenti a forte carattere sociale, di partecipazione, sdegno, solidarietà e proteste che corrono soprattutto su whatsapp.
Sempre più frequenti, le più recenti riguardano il dissenso verso le guerre in corso, ora riguardano Gaza, e invitano a spegnere luci-telefoni-computer-connessioni per qualche minuto o mezz'ora al giorno creando un 'silenzio digitale' planetario che dovrebbe essere percepito dai leader guerrafondai oltre che in grado di creare un nuovo movimento di resistenza.
Chi le riceve si chiede che fare, da dove nascono, se divulgarle e se saranno davvero efficaci. Un minimo sforzo indice di pigrizia nell'uscire di casa e reclamare davvero o un nuovo mezzo che abbraccia una moltitudine e dà loro forza? "Diciamo che è da qualche anno assistiamo a una crescente diffusione di manifestazioni simboliche digitali, gesti collettivi che cercano di trasformare la partecipazione in un'azione condivisa, accessibile e visibile, - risponde all'ANSA Maura Gancitano, filosofa e fondatrice del progetto di ricerca culturale Tlon. - Si tratta di rituali brevi, replicabili e facilmente diffondibili che a volte sostituiscono forme tradizionali di protesta o di associazionismo, e questo accade per varie ragioni, tra cui il fatto che danno modo di partecipare anche a chi non può scendere in piazza, a chi vive in provincia e in piccoli centri, ma così può sentirsi parte di una comunità che non rimane indifferente. In alcuni casi riescono a costruire attenzione mediatica e a mobilitare persone che altrimenti resterebbero ai margini".







