Due anni per ottenere la diagnosi di carcinoma della mammella. I medici la trattavano come una malata immaginaria, ma qui Molière non c’entra. Lei è Soriana Drazza di San Pietro Vernotico, 39 anni, dottoranda in management e diritto pubblico all’UniSalento di Lecce, salvata, come si definisce lei, dalla Breast Unit dell’Ospedale «Perrino» di Brindisi. Per gli altri medici consultati, infatti, aveva solo una cisti da tenere sotto controllo.
Lei parla della sua esperienza con serenità, nonostante le difficoltà e le paure, come fa?
«Quando arriva la diagnosi di tumore è come rimanere sospesi in uno spazio vuoto dove vedi tutti correre, mentre tu sei fermo, sospeso, tra l’incredulità e mille domande. Mi sembrava tutto finito».
Come se ne è accorta?
«Mi stavo spalmando il bagnoschiuma sotto la doccia quando sotto le dita ho sentito qualcosa. Dopo due anni, mi è stato detto che quella nocciolina sul lato destro del seno, toccata per la prima volta quando era piccola come una lenticchia, aveva un nome: carcinoma della mammella infiltrante. Ho avuto la diagnosi dopo due anni in cui accusavo stanchezza, formicolii alle mani e alle braccia, problemi alla pelle, analisi del sangue in cui globuli bianchi e rossi erano ai limiti bassi della norma. La prima radiologa senologa interpellata mi aveva tranquillizzata, sminuendo il tutto».






