Dopo nove anni, Abdellatif Kechiche torna a far vivere il gruppo di giovani arabi che animano l’estate di Séte nel 1994: Mektoub, My Love: Canto Due, in concorso a Locarno, riallaccia il discorso col Canto Uno, dopo che Mektoub, My Love: Intermezzo, nel 2019, era sembrato interrompere tutto (le polemiche alla presentazione a Cannes e le accuse per una scena troppo esplicita di sesso avevano bloccato la distribuzione: il film non era mai uscito e la società produttrice del regista era fallita). Sempre sceneggiato con la moglie Ghalia Lacroix e montato usando l’infinito materiale girato allora (gli attori non sono invecchiati), oggi Canto due torna a parlare del diciannovenne Amin e del suo sogno di fare lo sceneggiatore, del cugino sciupafemmine Toni e della sua storia con Ophélie, che ha un fidanzato sotto le armi, e di tutto il gruppo di sorelle, cugine e amiche che gravitano intorno al ristorante familiare.
«Mektoub, My Love: Canto Due», la malinconica insoddisfazione dei giovani arabi di Kechiche
In concorso al Locarno Film Festival, la terza parte del lavoro del regista franco-tunisino racconta un'infelicità senza desideri






