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Famiglie e studenti possono alleggerire il peso di rette, contributi e servizi scolastici sfruttando agevolazioni fiscali mirate. Ma per accedere al rimborso serviranno attenzione ai dettagli, pagamenti tracciabili e rispetto di limiti precisi
L’istruzione costa, e non poco. Tra tasse di iscrizione, contributi scolastici, servizi mensa e rette universitarie, il bilancio familiare può risentirne in modo significativo. Per alleggerire questo peso, il fisco mette a disposizione una detrazione del 19% su alcune spese sostenute per la formazione dei figli, dalla scuola materna ai corsi di specializzazione post-laurea. Ma, come spesso accade, il beneficio arriva solo a chi rispetta limiti ben precisi e regole formali non trascurabili.
Dal 2025, per le scuole dell’infanzia, il primo ciclo di istruzione e le superiori, il tetto massimo di spesa su cui calcolare la detrazione sarà di mille euro per ciascun figlio, con un risparmio fiscale massimo di centonovanta euro. Questa agevolazione, che riguarda sia gli istituti pubblici sia quelli privati paritari, copre non solo le rette scolastiche e i contributi obbligatori, ma anche quelli volontari se approvati dall’istituto. Rientrano inoltre i costi della mensa, anche se gestita da enti esterni come Comuni o cooperative, e i servizi aggiuntivi legati alla frequenza, come pre e post scuola o assistenza durante i pasti. Sono inclusi anche viaggi di istruzione, corsi di lingua e attività teatrali, purché deliberati dagli organi scolastici. Restano invece fuori dal perimetro della detrazione i libri di testo, il materiale di cancelleria e le spese per vitto e alloggio.






