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Sia chiaro, abbiamo cognizione che da anni Mediobanca aveva nel mirino la controllata delle Generali, perciò non sorprende che il ceo di Piazzetta Cuccia ne abbia parlato con consiglieri che del progetto erano magari già stati messi a parte nel passato essendo magari al secondo mandato
Altro che voto di scambio. Da quanto emerge dalle ultime rivelazioni sui rapporti tra il vertice di Mediobanca e quello delle Generali, si è probabilmente più vicini alla relazione incestuosa. Come giudicare altrimenti la proposta di Lorenzo Pellicioli ai colleghi del cda della compagnia triestina, di acquistare un congruo pacchetto di azioni Mediobanca da portare all'assemblea del 21 agosto a sostegno del progetto di Ops su Banca Generali, quando ancora non è chiaro se l'operazione è nell'interesse della compagnia?
Ora, delle prodezze di Pellicioli in virtù del filo diretto che storicamente lo lega a Piazzetta Cuccia, abbiamo scritto in passato. E del resto nella Milano finanziaria anche i sassi sanno che l'ex amministratore delegato del Gruppo De Agostini è da tempo il referente più diretto di Alberto Nagel all'interno del cda Generali. Ma la proposta da lui lanciata mercoledì scorso nel bel mezzo della riunione del consiglio è un segno di subalternità e a un tempo di arroganza, che va oltre il voto di scambio ipotizzato fin da gennaio su queste colonne. Tanto che un consigliere della minoranza, per spegnerne l'enfasi che aveva gettato in grande imbarazzo i colleghi, si è trovato costretto a informarlo che con tali argomenti si stava rapidamente incamminando sui sentieri della Procura. E dunque, che altre prove dobbiamo portare per convincere la vigilanza che Mediobanca e Generali si muovono nel solco di un concerto a partito unico che viene eseguito, come fosse normalità, sin dai tempi di Enrico Cuccia?








