Un’estate senza tregua per la procura di Milano e per gli indagati nell’inchiesta sull’urbanistica che ha fatto tremare la giunta di Giuseppe Sala e non solo. I pm hanno depositato il ricorso al tribunale del riesame contro la decisione del gip Mattia Fiorentini che aveva escluso i gravi indizi di colpevolezza nel reato di induzione indebita a dare o promettere utilità nel filone sul Pirellino-Torre Botanica. Tra gli indagati, in concorso, l’ex assessore Giancarlo Tancredi, l’ex presidente della commissione Paesaggio Giuseppe Marinoni, il ceo di Coima Manfredi Catella, l’archistar Stefano Boeri e il sindaco Giuseppe Sala.

Nelle carte della procura si legge che «l’induzione indebita “non costringe ma convince”». Secondo l’accusa, infatti, «Giuseppe Marinoni si è “convinto” a mutare le sue determinazioni amministrative per la evidente convenienza di non compromettere le relazioni con il livello politico (assessore/sindaco) che gli avevano garantito la posizione di potere che ricopriva e che fondavano quella relazione (debito) di “riconoscenza” evocata e riconosciuta come evidente dallo stesso gip, relazione che Marinoni aveva chiaramente interesse a non tradire». Per il giudice che ha accettato parzialmente le richieste avanzate della procura circa un mese fa, invece, il reato di induzione indebita non si sarebbe configurato «per assenza di uno degli elementi costitutivi della fattispecie, individuato nell’interesse e vantaggio» dell’ex numero uno della Commissione Paesaggio. Nell’atto di impugnazione, firmato dalla pm Marina Petruzzella e dalla procuratrice aggiunta Tiziana Siciliano, oltre al riconoscimento dei gravi indizi viene anche chiesto di applicare gli arresti domiciliari per Catella e Tancredi.