Quando tutto sembrava fatto è arrivato il no del governo: un decreto per esercitare il golden power alla cessione del 70% delle quote di Tekne agli americani di Nuburu. Il gioiellino tecnologico di Ortona, noto per le sue soluzioni avanzate nell’ambito della guerra elettronica e della cybersicurezza, capace di far concorrenza ai grandi player del settore, è cresciuto molto velocemente sul fronte delle commesse (toccando nel 2023 quota 54 milioni di fatturato), ma non su quello dell’organizzazione interna: una frattura che ha pesato sulla liquidità, con pesanti conseguenze sui lavoratori, in cig per 6 mesi a cavallo tra l’anno scorso e questo. Bisognava cambiare: prima la trasformazione da srl a spa, poi il saldo completo degli stipendi arretrati dei lavoratori, grazie all’ingresso di nuova liquidità proveniente dal saldo di commesse che si erano concluse con successo da diverso tempo, infine la ricerca di un partner in grado di dare continuità alla produzione. E per ottenere il via libera del governo italiano all’ingresso di Nuburu, Tekne aveva presentato un piano di rilancio molto dettagliato, che prevedeva proprio la rimodulazione degli assetti organizzativi e produttivi, per far fronte alle commesse garantite per i prossimi 10 anni (67,4 milioni solo dal ministero della Difesa, ndr.) anche con un piano di nuove assunzioni, e per permettere al nuovo socio di maggioranza, leader nella tecnologia laser ad alta potenza, di espandersi anche nel settore della difesa. L’esecutivo ha detto no. Troppo strategica per l’Italia l’azienda di Ortona, con 190 dipendenti, la metà dei quali ingegneri, che lavorano a tecnologie sempre più sofisticate, come i sistemi utilizzati dall’Ucraina per intercettare e abbattere i droni russi. Il governo ha deliberato il veto all’ingresso del gruppo americano 90 giorni dopo la richiesta di validazione del nuovo assetto e solo 2 giorni dopo l’incontro a porte chiuse tra la premier e i vertici delle principali aziende italiane che si occupano di difesa e sicurezza.