Analisi, collaborazioni, ispezioni. Sono questi i punti cardinali del modello di prevenzione antimafia su cui il Viminale di Matteo Piantedosi ha scommesso per dichiarare guerra alle infiltrazioni della criminalità organizzata nella realizzazione delle opere pubbliche per la ricostruzione post terremoto, le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 e l’edilizia sanitaria calabrese. Un modello la cui forza poggia nella possibilità di estromettere le imprese prima che diventino titolari di contratti di appalto.

L’Anagrafe al cuore del meccanismo

Il cuore del meccanismo sta, infatti, nell’Anagrafe degli esecutori gestita dalla Struttura di prevenzione antimafia del ministero dell’Interno guidata da Paolo Canaparo: chi vuole partecipare ai lavori deve preventivamente iscriversi. Al 31 luglio le imprese registrate erano 19.901, il 18% in più rispetto allo stesso periodo del 2024. Quelle che hanno chiesto l’iscrizione ma sono sottoposte a specifici approfondimenti investigativi sono 437. In continua crescita anch’esse. Con un picco di casi in Campania, seguita da Lazio, Sicilia, Lombardia e Calabria. Ma anche Emilia-Romagna, Toscana, Puglia, Veneto e altre regioni del Centro-Nord sono rappresentate. E un’impresa risiede all’estero. Segno di un’evoluzione delle dinamiche criminali e della sempre maggiore capacità di proiezione delle mafie su scala nazionale e internazionale.