È il 27 giugno 2024. In una base militare segreta fuori Manama, i generali d’Egitto, Arabia Saudita, Emirati arabi, Giordania e Bahrein s’incontrano coi vertici militari israeliani. Oggetto: una forza interaraba che possa prendere il controllo di Gaza. È la proposta del ministro della Difesa di Tel Aviv, Yoav Gallant, e anche l’amministrazione Usa di Joe Biden è d’accordo: mandare gli arabi nella Striscia, disarmare Hamas, spingere gl’israeliani al ritiro. I sondaggi dicono che il 92% delle opinioni pubbliche arabe considera la questione palestinese «una questione araba». E insomma, si potrebbe fare. Finché qualcuno non fa notare che c’è un ostacolo: Bibi Netanyahu. Contrario a Gallant, come all’idea di fermarsi.
Il progetto di governatorato a Gaza e la freddezza dei «Paesi fratelli». L'Anp resta sola
Nessuna reazione neppure dai firmatari degli Accordi di Abramo con Israele. Solo Egitto e Qatar dietro le quinte spingerebbero per l'esclusione di Hamas











