(di Agnese Ferrara) Mentre l'America vieta l'ingresso nei confini nazionali dei filtri solari made in Corea del Sud (nonostante si distinguano nel mondo per essere di qualità superiore e i più innovativi, come dichiarano gli esperti della scuola di legge della Miami University in questi giorni), lo shopping di tutte le creme solari in giro per il mondo subisce le conseguenze di regolamenti e veti decisi dai diversi paesi.

Se prevedete perciò di fare un viaggio alle Maldive, alle isole caraibiche o in Australia, Giappone, Stati Uniti ora che il sole picchia un po' ovunque, sappiate che le creme di protezione solare nel mondo non sono tutte uguali.

Un prodotto comprato in Europa può essere molto diverso da uno acquistato negli Stati Uniti, in Canada, oppure in Australia, Giappone, Cina, Brasile, India e così via.

Cambiano i livelli di protezione e perfino alcuni ingredienti (in alcuni paesi vietati, in altri no) e le indicazioni sulle etichette. Un problema atavico e ancora oggi non risolto negli accordi tra regioni del mondo nonostante i tentativi fatti negli anni da diversi paesi per uniformarli. Rilancia il problema una corposa review pubblicata su Household and Personal Care Science, peer review. "Nei mercati globali si deve tenere conto di legislazioni e raccomandazioni molto diverse e la complessità aumenta, non essendoci norme uniformi a livello mondiale, - spiegano gli autori.