Immagina di attraversare un momento difficile, molte emozioni confuse e domande a cui nessuno sembra saper dare risposta. La reazione più naturale potrebbe essere quella di prendere il telefono e cercare lo psicologo giusto tra le infinite liste di professionisti online. Eppure, per molti questo non è più il primo passo. La prima scelta è quella sì di prendere in mano lo smartphone, ma per aprire l’app di ChatGpt e chiedere a lei — o lui? — un consiglio sui propri problemi. Un’intelligenza artificiale che promette di ascoltare, dare conforto e offrire risposte 24 ore su 24, senza mai giudicare o stancarsi.

ChatGPT nella bufera: alimenta deliri e scelte pericolose, scatta l’allarme

Se si può chiedere a ChatGpt la ricetta della lasagna al pesto o come scrivere un’email al proprio capo, perché non rivolgerle anche le proprie ansie? Tra le domande più gettonate: «Devo lasciare il mio fidanzato?» oppure «Come faccio a gestire questa ansia che mi blocca?». Le risposte arrivano subito, gentili e piene di parole di conforto.

Ma queste frasi rassicuranti possono davvero sostituire il lavoro di un terapeuta umano? Possono un algoritmo e una serie di calcoli basati su dati e modelli linguistici comprendere la complessità di una sofferenza emotiva?