Tra i vari feticci del presidente degli Stati Uniti c’è un desiderio che – in perfetto stile Trump – esprime ancora un volta tutta la sua megalomania: ottenere il Premio Nobel per la Pace. E ora, nella fase centrale del suo secondo mandato, quel sogno è sempre meno remoto. L’ultima spinta arriva dalla Cambogia, dove il premier Hun Manet ha formalmente candidato il presidente citando il suo «ruolo cruciale» nel porre fine ai recenti scontri armati con la vicina Thailandia.

Razzi e spari al confine tra Thailandia e Cambogia, confini chiusi e morti. Che cosa sta succedendo

Perché la Cambogia?

La nomination arriva dopo una breve ma sanguinosa escalation militare al confine tra i due Paesi, con almeno 35 morti e oltre 260.000 sfollati in meno di una settimana. Il conflitto si è fermato il 28 luglio, a seguito di una telefonata del presidente Usa ai leader di entrambi i Paesi, accompagnata da una minaccia in pieno stile Trump: o cessate il fuoco immediato, o niente più accordi commerciali con Washington. Risultato: la tregua è arrivata nel giro di 48 ore.

«La sua leadership visionaria ha evitato una catastrofe regionale – ha scritto Hun Manet nella lettera inviata al Comitato Nobel norvegese, poi pubblicata anche su Facebook –. Ho presentato la nomina in conformità con i desideri del popolo cambogiano, sia all’interno che all’esterno della Cambogia, e per esprimere il nostro sincero apprezzamento per l’iniziativa e il sostegno del presidente Donald Trump».