Se il Parlamento negherà l'autorizzazione a procedere nei confronti del ministro della Giustizia Carlo Nordio per il caso Almasri, allora la sua 'immunità' sarà automaticamente estesa alla sua capo di Gabinetto Giusi Bartolozzi, perchè essendo il capo di Gabinetto il 'braccio operativo' del ministro, la valutazione politica sull'operato del ministro si estende naturalmente anche a chi con il ministro ha collaborato.

La Procura quindi, se Bartolozzi non ha compiuto un reato autonomo ma in concorso col ministro, non potrà indagarla, o correrebbe il rischio di un conflitto di attribuzioni di fronte alla Consulta.

E' il parere di alcuni dei più autorevoli costituzionalisti italiani sulla vicenda che coinvolge la dirigente del ministero che oggi il Guardasigilli ha difeso in modo esplicito. La fonte di riferimento è la legge 219-1989: il secondo comma affronta il problema degli eventuali reati in concorso, cioè per ipotesi il caso di Bartolozzi. "Se il procedimento è relativo a un reato commesso da più soggetti in concorso tra loro - dice la legge - l'assemblea indica a quale concorrente, anche se non ministro né parlamentare, non si riferisce il diniego, per l'assenza dei presupposti di cui al comma 3 dell'articolo 9 della legge costituzionale 1-1989". Legge costituzionale che dispone a sua volta che l'Assemblea può negare l'autorizzazione a procedere "ove reputi che l'inquisito abbia agito per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di governo". Che è precisamente la posizione del Governo.