Il leader nazionalista serbo-bosniaco Milorad Dodik ha fermamente respinto la decisione della commissione elettorale centrale di Bosnia-Erzegovina (BiH) sulla sua decadenza dalla carica di presidente della Republika Srpska (RS), l'entità a maggioranza serba della BiH.

Decisione annunciata ieri in conseguenza della conferma in appello della condanna di Dodik a un anno di carcere e sei di interdizione da ogni attività politica per reiterata disobbedienza alle delibere dell'Alto rappresentante internazionale in BiH Christian Schmidt.

"Resterò nella mia attuale carica e funzione in Republika Srpska, non intendo farmi da parte, e su di me deciderà il popolo in un referendum", ha detto Dodik in una conferenza stampa a Banja Luka, il capoluogo della RS. I giudici di BiH, ha aggiunto citato dai media serbi, hanno violato ogni norma. "Io mi sento libero di promuovere le mie idee e la mia politica, e ritengo che solo il popolo possa decidere sul mio e sul nostro futuro", ha affermato il leader serbo-bosniaco, da tempo nel mirino della comunità internazionale per le sue crescenti aspirazioni secessioniste, che gli sono costate sanzioni da parte di Usa e Gran Bretagna. A suo dire, la Republika Srpska è minacciata dalle azioni da lui ritenute illegali e illegittime dell'Alto rappresentante Schmidt. "Il mandato mi è stato conferito dal popolo, e sentirò il popolo in un referendum su di me", ha detto Dodik. "I (bosniaci) musulmani sono nemici patologici del popolo serbo. Fanno tutto quello che possono contro di noi. Non fanno nulla per la Bosnia-Erzegovina, ma fanno ogni cosa contro la Republika Srpska".