BELLUNO - Le richieste di cittadinanza intasano il lavoro degli uffici comunali. E Palazzo Rosso risponde con un tariffario. Della serie: vuoi tutta la certificazione che ti serve, andando indietro di decenni? Benissimo, però la paghi. Con cifre che vanno dai 300 ai 600 euro.
È questa in estrema sintesi la strategia del Comune capoluogo rispetto al tema delle cittadinanze e soprattutto degli oriundi che arrivano dall'altra parte del mondo "a caccia" di avi bellunesi per poter vedersi riconosciuto il passaporto italiano. Un tema che per i municipi va ben oltre la querelle - tutta politica e partitica - sulle cittadinanze iure sanguinis e sulle identità territoriali. Molto oltre, perché rischia di bloccare la normale operatività della macchina amministrativa.
Possibile? Sì, soprattutto se il Comune è piccolo. Era stato il sindaco di Val di Zoldo, Camillo De Pellegrin, a denunciare per primo la questione. Il suo municipio infatti ha avuto negli ultimi anni una mole di richieste da oriundi italo-brasiliani tale da impedire agli uffici di fare altro. E anche Belluno, che pure è più strutturato e ha le spalle più larghe quanto a organico degli uffici, lamenta difficoltà legate alla pressante e costante richiesta di documentazioni per richieste di cittadinanza (come normato dalla legge 91/1992, "norme sulla cittadinanza"). Documentazioni che spesso non sono facili da reperire e obbligano gli uffici a lunghe ricerche d'archivio per andare a ritroso negli alberi genealogici e ricostruire parentele e legami familiari che si perdono nel tempo. Quindi, costringono i funzionari a pratiche lunghe e ovviamente sottraggono tempo alle altre incombenze d'ufficio.






