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7 AGOSTO 2025
Ultimo aggiornamento: 13:10
Suleiman Obeid, uno dei giocatori di maggior talento nei primi anni 2000 della Palestina, è stato ucciso mercoledì da colpi d’arma da fuoco israeliani mentre sperava di ricevere del cibo nel caos della consegna degli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza. Obeid cercava di sfamare la sua famiglia, come gran parte della popolazione della Striscia, dove ormai le carenze di alimenti e acque uccidono tanto quanto la guerra. In più, quasi ogni giorno l’esercito israeliano spara sulla folla in attesa degli aiuti: quello di Obeid è l’ennesimo caso. Il numero di feriti fra coloro che cercano aiuti e cibo è salito a 11.800, secondo le autorità palestinesi, mentre i morti “per fame” sono stati 193, compresi 96 bambini
Gli aiuti umanitari che, giusto ricordarlo, riescono ad arrivare col contagocce: secondo i dati pubblici dell’Onu e al suo sistema che tiene traccia di ogni camion di aiuti che entra a Gaza utilizzando codici Qr, tra il 19 maggio e i primi di agosto solo circa il 10% sono arrivati a destinazione. Il resto viene dirottato lungo il tragitto dentro Gaza. Tornando al contesto sportivo, con la morte di Obeid il numero dei decessi di persone appartenente al mondo dello sport è salito a 662 dall’inizio della guerra. Sono invece 321 i morti tra calciatori, allenatori, dirigenti, arbitri e membri del consiglio direttivo dei club. Un dramma nel dramma.










