Con la delibera 2027-25-CONS del 30 luglio 2025 l’Autorità per le comunicazioni (Agcom) ha approvato “gli esiti della consultazione di cui alla delibera n. 55/25/CONS che, per le ragioni espresse nella parte motiva della presente delibera, confermano la riconducibilità delle Content Delivery Network (CDN) nell’alveo della definizione di rete di comunicazione elettronica di cui all’articolo 2 del Codice delle comunicazioni elettroniche con conseguente applicazione del regime di autorizzazione generale di cui all’articolo 11 del Codice” e ha trasmesso il provvedimento al Ministero delle imprese e del made in italy (MIMIT) “per i seguiti di competenza”.
Se, dunque, l’interpretazione normativa di Agcom verrà condivisa i fornitori di CDN saranno sottoposti agli stessi obblighi degli operatori di accesso. Questo significa, in sintesi, che i CDN provider dovranno chiedere, a pagamento, un’autorizzazione ministeriale ma soprattutto che, come gli operatori di accesso, dovranno obbligatoriamente cooperare con la magistratura e i servizi segreti consentendo l’esecuzione di intercettazioni, oscuramenti e sequestri di dati.
A stretto rigore, questa delibera non ha un particolare valore giuridico vincolante perché si limita a prendere atto dei risultati di una consultazione pubblica e ad avvisare il ministero competente dei risultati. Trattandosi, dunque, di una sorta di “parere informato” il MIMIT non è obbligato a darle seguito, ma questo nulla toglie al suo valore politico perché è il segnale che la “parte alta” dei servizi di comunicazione elettronica — cioè quella più “vicina” agli utenti — potrebbe (o dovrebbe) presto essere ulteriormente regolamentata.






