Tra le aziende Big Tech e di intrattenimento via internet e l’Autorità per le comunicazioni si apre un nuovo fronte, uno scontro a colpi di carte bollate. Netflix, Amazon Web Services (Aws) e Cloudflare hanno presentato separatamente ricorsi al Tar del Lazio contro la delibera con cui l’Agcom, lo scorso agosto, ha deciso di estendere anche alle compagnie che possiedono, gestiscono o controllano una Cdn (content delivery network) l’obbligo di autorizzazione generale, che in base al Codice delle comunicazioni elettroniche grava su tutte le telco. Le Cdn sono le reti di distribuzione dei contenuti via internet che alimentano lo streaming video, il cloud computing e buona parte dell’esperienza digitale quotidiana.

In questo modo però, evidenzia Netflix replicando a una richiesta di commento del Sole 24 Ore, Agcom finisce per equiparare le reti che trasportano dati su fibra alle infrastrutture private su cui viaggiano film e serie delle piattaforme streaming.

Per la società, dunque, si tratta di un errore giuridico e di una idea di politica industriale controproducente. «Abbiamo fatto ricorso contro una decisione che di fatto regola le Cdn e aziende come Netflix come se fossero un servizio di telecomunicazione. Non ci sono basi giuridiche a supporto ed è contraria al diritto europeo e italiano», sottolinea la società. Sulla stessa linea Amazon Web Services (Aws) che, con un rappresentante italiano, osserva: «Le Cdn sono fondamentalmente diverse dalle reti di comunicazione elettronica. Si tratta di un nuovo tentativo di introdurre un quadro normativo che imponga tasse di rete», con l’effetto per le imprese che usano Cdn pubbliche di «sostenere costi più elevati, subire un peggioramento della qualità del servizio, o entrambi». Aws conferma l’impegno a collaborare con le autorità italiane «per garantire un quadro regolatorio che sostenga l’innovazione» ma mantenendo la competitività.