L’impronta che gli inquirenti hanno definito “guantata”, trovata su uno dei sacchi neri in cui era stato rinchiuso il corpo di Liliana Resinovich non è stata lasciata da un guanto, ma dalla trama dei jeans che la donna indossava. È quanto emerso dagli accertamenti svolti dal Gabinetto interregionale di polizia scientifica del Triveneto, con sede a Padova, su incarico della procura di Trieste. L’indagine è stata riaperta dopo che il gip Luigi Dainotti aveva respinto la richiesta di archiviazione.

Caso Resinovich, trovati 5 hard disk: da oltre 20 anni Visentin controllava Liliana con foto e video

di Federica Angeli

L’esame comparativo

A disporre l’esame comparativo tra l’impronta rilevata sul sacco e i guanti usati dagli operatori è stato il giudice per le indagini preliminari. Un esame utile a verificare la possibile presenza di tracce riconducibili a terzi o al guanto sinistro trovato a poca distanza dal cadavere e voluto per “accertare o escludere – si legge nella richiesta del magistrato - l'intervento di terzi sui sacchi che coprivano il cadavere". Tuttavia, l’analisi ha escluso ogni compatibilità tra la trama di quel guanto e quella dell’impronta sul sacco.