Roma, 7 ago. (askanews) – Auto, veicoli e chimica sono i settori più esposti nell’area euro in termini di posti di lavoro a una eventuale ondata supplementare di esportazioni dalla Cina, innescata dal braccio di ferro sui dazi commerciali con gli Stati Uniti. Ma le potenziali ricadute vanno ben oltre: “potrebbero estendersi a quasi un terzo dell’occupazione dell’area”. Lo sostiene uno studio pubblicato dalla Banca centrale europea nel suo ultimo Bollettino economico.
L’analisi, accanto a queste visioni allarmistiche, non giunge a conclusioni perentorie, sostenendo che “nel lungo periodo, l’occupazione totale potrebbe non evidenziare cambiamenti significativi”, dato che l’impatto del maggiore export cinese potrebbe essere compensato con “variazioni salariali e trasferimenti dei lavoratori tra settori”.
Tuttavia, lo studio, intitolato “Implicazioni della crescente concorrenza cinese per l’occupazione nell’area euro” fornisce proiezioni che mostrano la potenziale problematicità della questione. Viene citato l’esempio di “un aumento di 1.000 euro delle importazioni dalla Cina per occupato tra il 2015 e il 2022 in un dato settore: determina, nello stesso periodo, una diminuzione di 0,1 punti percentuali del tasso di occupazione in quel settore. A livello di area dell’euro si tratta di circa 240.000 posti di lavoro che hanno cessato di esistere o hanno subito una riallocazione in settori meno esposti”, si legge.






