Il ricordo di Wimbledon è ancora vivo, ma il tennis non aspetta nessuno. Nemmeno Jannik Sinner, che oggi rappresenta la vetta più alta del movimento e il punto di riferimento per tutti. Il numero 1 del mondo si avvicina al cemento americano con la calma di chi sa di essere pronto, ma anche con la lucidità di chi conosce il peso delle aspettative. A Cincinnati e New York, l’altoatesino è chiamato a difendere l’intero bottino: 1000 punti in Ohio, 2000 a Flushing Meadows, a differenza di Carlos Alcaraz che invece lo scorso anno fu eliminato da Gael Monfils al primo turno nell’ultimo master 1000 della stagione americana e con un secondo turno allo Us Open, per un totale di soli 60 punti in totale. Nella settimana di Cincinnati, quindi, l’azzurro partirà con 10.830 punti (abbiamo sottratto i 1.000 della vittoria dello scorso anno), mentre lo spagnolo ne avrà 8.590.
Per iniziare la difesa del primato, Sinner ha scelto la via della calma e del lavoro: niente Masters 1000 di Toronto, qualche giorno in più per staccare, allenamenti a Monte Carlo, poi l’arrivo in America, dove lo attende una doppia sfida, sportiva e simbolica. Sinner, oggi, non deve solo confermarsi leader tecnico. Perché il tennis, ormai, si regge su due gambe: la sua e quella di Carlos Alcaraz e l’assenza di entrambi nelle settimane post-Wimbledon ha lasciato un vuoto evidente. Il Masters 1000 di Toronto è scivolato via quasi inosservato, se non per addetti ai lavori e appassionati tout court. Il forfait di Sinner e la scelta di Alcaraz di posticipare il rientro hanno mostrato quanto il tennis attuale dipenda dai suoi due protagonisti principali.








