Nella mappa globale della fusione nucleare l'Europa non compare, ma le competenze e le capacità industriali non le mancano. Milena Roveda, ad di Gauss Fusion, startup della fusione nucleare, spiega a Wired che “dobbiamo smetterla di realizzare e annunciare qui e là tokamak e stellarator e unire le forze attorno a una strategia comune. Serve un approccio più concreto e pragmatico: ingegneristico”.Unica “non-scienziata” alla guida di un’azienda di questo settore, Roveda sta lavorando per crearlo lei per prima con la "sua" Gauss Fusion. Fondata nel 2022, questa green tech fa leva su un’alleanza di cinque imprese private di Italia, Germania, Spagna e Francia ambisce a offrire quella rete di reattori che l’Unione europea si è resa conto di necessitare.Fusione nucleare tra ingegneri e scienziatiLa differenza tra i progetti pensati da persone di profilo scientifico o ingegneristico secondo Roveda sta nella parola: “realizzabili”. Per spiegarlo meglio prende in prestito le parole di un collega attivo nel suo stesso ambito ma con background più accademico: “prima di prendere una decisione, noi abbiamo bisogno di avere tutto chiaro, voi invece siete abituati ad agire prendendovi dei rischi e vi bastano l'80% delle certezze”. Sorridendo alla diversità che converge attorno al bisogno di energia pulita, Roveda racconta il proprio modus operandi, trasformando il termine ‘ingegneristico’, da etichetta a piano d’azione.“Per portare la fusione dal laboratorio all’industria, abbiamo riunito diversi partner scegliendo quelli già fornitori del mondo big science - spiega - abbiamo iniziato a costruire tutti assieme una solida supply chain e siamo già a buon punto”. Cita aziende italiane come Malacalza–Asg Superconductor, ma anche tedesche (Bruker Eas e Ri Research Instruments), spagnole (Idom) e francesi (Alsymex–Alcen), e non nasconde le collaborazioni avviate con istituti di ricerca europei tra cui anche Cern, Enea e il Max Planck Institute. Anche se convinta della maggiore efficacia dell’approccio da ingegneri, Roveda riconosce l’importanza di ottenere una soluzione industriale concreta, sostenibile e accessibile per la fusione, lavorando a stretto contatto anche con la scienza.L’importante è tenere il punto e ragionare sempre in chiave di fattibilità: “Noi non creiamo gli impianti a computer, verificando a posteriori se le industrie sono in grado di realizzarli. Facciamo il contrario: ideiamo solo ciò che può trasformarsi in realtà” spiega. Come amministratrice delegata di Gauss Fusion, Roveda lo fa anche considerando ogni impianto nella sua interezza e non un pezzo alla volta. Non “un tokamak qui e uno stellarator là”, ma incastrando tutte le parti che servono per produrre energia pulita.Vuole scrivere nuovi capitoli di storia della fusione nucleare e li ha già pronti in bozza. Sono quelli della sua “bibbia del fattibile” nel settore, che conta di condividere in modo open source entro fine 2025.Innovativi magneti superconduttoriScorrendo mentalmente le pagine in cui ha raccolto “solo tutto ciò che può essere prodotto e mantenuto", Roveda si sofferma su quelle che raccontano la nuova fase. Compare come la numero due del suo piano tecnologico e mira a sviluppare un nuovo tipo di magneti superconduttori. Ha già in tasca la fiducia e 10 milioni di euro di finanziamenti dal governo tedesco per farli, e il progetto su come realizzarli: apribili e chiudibili. Mimando le grandi dimensioni dei magneti necessari per impianti di fusione, Roveda ne richiama le attuali complessità di gestione, manutenzione e riparazione e dichiara di volerle bypassare facendo in modo che si possano sistemare senza imporre lunghi stop alle attività. “Stiamo lavorando in sinergia tra Italia, Germania e altri paesi partner per fare sì che si possa accedere anche al vacuum vessel e cambiare pezzi danneggiati operando in massima sicurezza - spiega - puntiamo ad avere i primi prototipi nel 2026”.La seconda sfida con cui conta di differenziarsi dai concorrenti, Roveda la sta giocando con il trizio, reputando insensato che si continui a ragionare sulla fusione nucleare fingendo che esista solo il deuterio, più semplice da gestire ma inutile da solo. Gauss Fusion sta infatti lavorando con un gruppo francese esperto del settore. Assieme a Bordeaux stanno realizzando un centro di eccellenza dedicato a questo elemento “innominabile” che potrebbe rendere celebre questa città per aver risolto un problema che nessuno sembra voler affrontare.La prima generazione di reattori nucleari europeaC’è da produrlo e da estrarlo, ma il trizio non fa paura a Roveda, anzi, “prima lo si include nei progetti, meglio è” spiega. Il rischio è altrimenti quello di perdere tempo e soldi, e l’Europa non può permetterselo. Nella sua mente, la roadmap è già chiara, per lo meno quella di Gauss Fusion.Oltre ai magneti permanenti apribili e al trizio, c’è da risolvere il problema del plasma, troppo energivoro da raffreddare, e poi arriverà il momento di costruire gli impianti. Roveda ne ha in mente tanti, tutti da 1 gigawatt e basati su fusione a confinamento magnetico. “Sarà la prima generazione di impianti nucleari europea”, racconta, mentre già sta studiando dove poterli distribuire e come. “Occuperemo al massimo 100 ettari, sfrutteremo aree industriali dismesse e già attrezzate - aggiunge - ho già chiesto di individuare quelle più adatte all’Università di Monaco che ne sta analizzando anche alcune italiane”.Vista dalla sede di Gauss Fusion, a Monaco, l’Italia è un paese importante per il presente e il futuro della fusione europea. Roveda concorda con chi lo definisce il più nucleare dei paesi non nucleari, ma fa anche notare come manchino soggetti privati italiani che prendano posizione. “Abbiamo bisogno del loro appoggio, invece continua a mancare e questo fa la differenza”. Fino a quando saremo considerati “i più nucleari dei non nucleari”, se resteremo i meno coraggiosi dei più coraggiosi?