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Le guide del telefono di molti anni fa erano libroni molto pesanti con mille fogli di carta sottile (meno di 40 grammi per m2, la metà di un foglio da stampante) e scivolosa, quasi patinata. Stampati fitti fitti in corpo piccolo come le quotazioni di borsa o i cinema sui quotidiani. Il primo elenco telefonico della storia, secondo Wikipedia, fu pubblicato il 21 febbraio 1878 a New Haven, Connecticut, ma era un foglio di 14×21 centimetri con i nomi dei 50 abbonati al primo centralino telefonico USA della storia. Le guide di Milano degli anni Sessanta, invece, erano in due grossi volumi, A-L e M-Z, e poi c’era lo “Stradale” con le pagine di carta verdolina, stessa grammatura.

(Il tipo di carta è importante).

Tutti gli anni – parlo dei primi decenni del dopoguerra – le nuove guide arrivavano gratis in portineria o venivano posate sullo zerbino, e qualche giorno dopo quelle dell’anno prima dovevano essere lasciate in portineria (o sul marciapiede) per il “conferimento” alla pubblica spazzatura indifferenziatissima. Qualche decennio dopo arrivarono anche le pagine gialle dedicate alle attività commerciali. Un’idea molto redditizia perché le aziende pagavano per essere graficamente evidenziate.