Il Consiglio nazionale degli ingegneri sostiene "con convinzione l'obiettivo generale di valorizzare la qualità del progetto nello spazio pubblico", e "allo stesso tempo, invita ad avviare un confronto reale con tutte le professioni tecniche", ma "la strada non è certo quella del ddl 1112 sull'architettura, che nella sua divisività rischia di compromettere il percorso".
Lo si legge in una nota nella quale il presidente degli ingegneri Angelo Domenico Perrini afferma che "la bellezza è fondamentale, ma da sola non basta. Il Paese ha bisogno di opere pubbliche belle e contemporaneamente sicure, sostenibili, efficienti e gestibili nel tempo. Questo risultato si può ottenere solo attraverso la collaborazione concreta tra architetti, ingegneri e tutte le professioni tecniche coinvolte".
Il ddl, si spiega, "attribuisce una centralità esclusiva all'architettura anche per interventi ad alto contenuto tecnico e ingegneristico, come infrastrutture, opere idrauliche, impianti complessi. Prevede, inoltre, il concorso come procedura obbligatoria per quasi tutte le opere, senza distinguere tipologia e complessità: una scelta che può generare tempi più lunghi e costi maggiori, con benefici incerti sulla qualità finale", e "l'assegnazione della regia esclusiva al ministero della Cultura, senza prevedere un raccordo chiaro con il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, con Anac e con il codice dei contratti, rischia di creare confusione applicativa e rallentamenti procedurali".






