Al di fuori del procedimento che riguarda i vertici del governo negli atti del Tribunale dei ministri sulle indagini nella vicenda Almasri, uno dei soggetti ascoltati dagli inquirenti e finito sotto i riflettori dei magistrati è la capo di gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi.

Negli atti inviati alla giunta per le autorizzazioni il suo nome compare diverse volte e in un passaggio dei giudici viene specificato che "la versione fornita da Bartolozzi è da ritenere sotto diversi profili inattendibile e, anzi, mendace". Non essendo direttamente coinvolta nel procedimento, non c'è comunque alcuna ipotesi di reato a carico della capo di gabinetto, ma non si può escludere che - esauriti i necessari passaggi con il Tribunale dei ministri - la Procura di Roma possa indipendentemente valutare il ruolo svolto da lei o da altri soggetti nella vicenda, per i quali si seguirebbe il percorso della giustizia ordinaria.

L'eventuale posizione della dirigente di via Arenula non è di certo l'unica preoccupazione che in questo momento investe l'Esecutivo. Per i vertici di governo la prima e più grande partita si giocherà ad ottobre, quando in aula sarà votata l'autorizzazione a procedere: i reati contestati sono di omissione di atti di ufficio per il ministro della Giustizia Carlo Nordio, concorso in favoreggiamento per i ministri Matteo Piantedosi e Nordio e per il sottosegretario Alfredo Mantovano, concorso in peculato per Piantedosi e Mantovano.