Chiamale, se vuoi, eco -emozioni... Non è il titolo di una canzone sdolcinata, ma è la deriva ambientalista a cui si è arrivati, senza quasi nemmeno rendersene conto. Dopo i pianti disperati della giovane studentessa che, davanti al ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, aveva ammesso di aver paura per il proprio futuro affermando di soffrire «di eco-ansia», oggi c’è chi afferma (senza il timore di passare per pazzo) di soffrire di solastalgia.
Tale parola, coniata per la prima volta nel 2003 e nata dalla fusione di solace (conforto) e nostalgia, è una condizione che - secondo la scienza - potrebbe spiegare gli effetti del cambiamento climatico sulla mente. In particolare, secondo una revisione delle ricerche disponibili, pubblicata sulla rivista BMJ Mental Health, quando si è colti da una «crisi ecologica» si può piangere per il buco dell’ozono, sentirsi persi per il riscaldamento globale e arrivare persino a soffrire per la desertificazione. Secondo i ricercatori, la solastalgia, è una delle «numerose eco-emozioni, come l’eco-ansia, l’eco-lutto o l’eco-vergogna/senso di colpa, che potrebbero essere importanti per spiegare i problemi di salute mentale derivanti da crisi ecologiche». Ma i nostri ricercatori si sono spinti davvero oltre i confini dell’immaginazione. La solastalgia, secondo tali studi, sarebbe associata a depressione, ansia e disturbo da stress post-traumatico, tanto da aver portato allo sviluppo di scale per misurarla.






