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In Cechia c’è un partito comunista, il Partito comunista di Boemia e Moravia (KSČM), che ha rappresentanti al Parlamento Europeo e nei parlamenti locali, e secondo i sondaggi ha la possibilità di ottenerne anche alle prossime elezioni nazionali, fissate per ottobre. C’è però un problema: un emendamento al codice penale recentemente approvato ha criminalizzato la propaganda comunista nel paese.

L’emendamento è stato firmato nella seconda metà di luglio dal presidente della Repubblica, Petr Pavel, dopo essere stato approvato in parlamento tra fine maggio e giugno. Sarà in vigore dal 1° gennaio del 2026. In sostanza ha equiparato la promozione dell’ideologia comunista a quella del nazismo, inserendola nell’articolo 403 che già vietava la seconda, con pene previste da uno a cinque anni di carcere.

Si parlava da anni della possibilità di rendere reato la propaganda comunista, per ragioni storiche. Fino alla “rivoluzione di velluto” del 1989, infatti, in Cecoslovacchia ci fu un regime comunista allineato all’Unione Sovietica, che represse con la forza il dissenso. Per questo il comunismo è associato a un periodo della storia nazionale in cui mancarono la libertà e la democrazia, a differenza di altri paesi europei dove i comunisti non governarono. Nel 1993 poi il paese si divise in Cechia e Slovacchia.