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Ultimo aggiornamento: 10:47

Un’asta di carbonio che attraversa la testa in modo preciso, quasi chirurgico, capace di evitare i distretti cerebrali più delicati. Sarebbe bastato uno spostamento minimo, una diversa traiettoria e il 64enne rimasto due giorni sul pavimento di casa con una freccia di balestra conficcata nel cranio sarebbe morto. Invece all’arrivo dei soccorsi era lì, vigile, capace di parlare. Trasportato all’ospedale di Torrette, vicino ad Ancona, l’uomo è stato operato con successo.

Un intervento in cui due erano le criticità possibili: da un lato la rimozione dell’oggetto, quel corpo estraneo che da oltre quarantottore si era stabilizzato nel cranio del paziente. Dall’altro l’eventualità che lì, immobile nel cervello dell’uomo, la freccia stesse arginando un danno più grande. Una sorta di diga, tolta la quale i tessuti danneggiati possono iniziare a sanguinare. Tanto, troppo, fino a un’emorragia potenzialmente fatale.

Ad aiutare i medici un piccolo colpo di fortuna, il fatto che la freccia fosse in carbonio: un materiale che non interferisce con gli esami strumentali, permettendo uno studio accurato della situazione prima di procedere con l’intervento. Un caso rarissimo in Italia, di cui i giornali riportano un solo precedente al San Camillo di Roma, quando un pescatore colpito da una fiocina perse la vita nonostante i tentativi.