BERLINO - Otto di mattina, ultimo giro di Britney Spears in una sala, techno in un’altra, il locale chiude. La serata è tra le più amate dello SchwuZ: ha un nome diretto, Buttcocks, su Instagram promette «un passaggetto in bagno, una sveltina nella dark room, un ultimo rimorchio prima di dormire», eppure a costare caro al club, secondo i suoi habitué, è che nella scena berlinese è tra i meno, non tra i più, trasgressivi. Lo SchwuZ, abbreviazione di «SchwulenZentrum», «centro per omosessuali» fondato nel 1977 come primo spazio gay di Berlino Ovest, sta chiudendo.
Berlino, la crisi dei club alternativi. In bancarotta lo storico SchwuZ: «Oggi la gente preferisce le app»
La direttrice del locale: si rimorchia meno dal vivo e più con lo smartphone







