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4 AGOSTO 2025

Ultimo aggiornamento: 20:53

Fino a cinquecento magistrati volontari “prestati” a distanza ai Tribunali più in difficoltà, per smaltire pacchetti da almeno cinquanta sentenze in nove mesi in aggiunta al lavoro ordinario. In cambio, un compenso extra di quasi diecimila euro netti (il triplo dello stipendio base di entrata). Ecco il sistema di giustizia “a cottimo” inaugurato dal governo per velocizzare i tempi dei processi civili, nel tentativo disperato di raggiungere l’obiettivo Pnrr che impone di abbattere del 40%, entro il 30 giugno 2026, la durata media delle cause rispetto al 2019 (portandola da sette a quattro anni circa). Gli ultimi dati resi noti sono sconfortanti: alla fine dell’anno scorso la riduzione era ferma al 20,1%, la metà esatta del necessario. Il rischio di perdere miliardi di fondi europei, quindi, è ormai molto più che concreto. Così, accogliendo i suggerimenti arrivati dal Consiglio superiore della magistratura, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha predisposto un decreto legge con una serie di misure d’emergenza per provare in extremis a recuperare il ritardo. La più impattante è proprio l’applicazione da remoto dei giudici, un inedito assoluto nel nostro ordinamento. Ma salta agli occhi anche la precettazione dei magistrati del Massimario, l’ufficio studi della Cassazione, finito nel mirino del ministro per il suo parere critico sul decreto Sicurezza: fino a cinquanta di loro potranno essere spostati temporaneamente alle Sezioni civili per dare una mano a smaltire fascicoli. Nel provvedimento, approvato lunedì in Consiglio dei ministri, non è invece entrata un’altra delle soluzioni ipotizzate dal Csm, quella di richiamare in servizio fino a 550 togati in pensione: il governo non ha voluto creare un precedente che avrebbe aperto le porte a rivendicazioni simili da parte di altre categorie di dipendenti pubblici.