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Le carrozze trainate dai cavalli circolano ancora in alcune città italiane: se ne trovano per esempio a Roma, Napoli, Firenze, Pisa, Messina e Palermo. Sono però sempre di meno, per motivi ovvi legati all’arretratezza del mezzo, e anche perché molti vetturini, cioè chi le guida, sono andati in pensione senza essere sostituiti, mentre altri hanno deciso di convertire le loro autorizzazioni in licenze per taxi. Altri ancora, invece, sono affezionati al loro mestiere e vogliono continuarlo per tradizione e abitudine.

Le associazioni animaliste protestano da anni per eliminare le carrozze, ritenendole una forma di maltrattamento e sfruttamento dei cavalli. Sostengono che siano costretti a trainare carichi sotto al sole e che siano sottoposti ad alti livelli di stress per muoversi nel traffico. Le loro contestazioni, però, non hanno ottenuto molti risultati: l’obiettivo di far approvare una legge nazionale che vietasse le carrozze non è mai stato raggiunto. Negli anni diversi governi hanno solo fatto dichiarazioni di intenti o preso impegni non vincolanti.

Qualche limitazione c’è stata solo a livello locale. Alcune città hanno imposto un numero massimo di ore di lavoro e limitazioni stagionali per proteggere gli animali dalle temperature più alte: pause forzate tra un servizio e l’altro, l’obbligo di bagnare e far bere i cavalli, e la sospensione del servizio nelle ore centrali della giornata in caso di ondate di calore. Nessun comune, però, è riuscito a vietare del tutto le carrozze.