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Irrintracciabile anche per i mediatori di Doha. È rintanato tra le rovine di Gaza
Per i militanti di Hamas è sempre stato il "fantasma". Un comandante invisibile che nessuno sa mai dove si nasconda. Anche per questo, nonostante una taglia da 750mila dollari, è sopravvissuto ad almeno cinque o sei tentativi israeliani di eliminarlo. Ma ora l'elusività di Ezzedine al-Haddad, nuovo numero uno di Hamas nella Striscia con il nome di battaglia di "Abu Suhaib", sta diventando un paradosso. Soprattutto per il suo nemico.
Dopo aver fatto fuori tutti i suoi predecessori, Israele si ritrova a far i conti con un'ombra inafferrabile. Un'ombra che, a fronte di innegabili trascorsi militari, stenta ad esibire un equivalente carisma politico. Soprattutto quando si tratta di assumere importanti decisioni negoziali. Un limite non da poco che costringe Hamas a concordare le proprie decisioni con la Jihad Islamica e gli altri gruppi armati da cui dipende la gestione degli ostaggi. Anche per questo da quando - passati a miglior vita Ismail Haniye e i due fratelli Sinwar - la barra del comando è nelle sue mani, la trattativa appare continuamente compromessa da condizioni inaccettabili e lentezze decisionali. O, persino, dall'incapacità dei mediatori qatarioti di comunicare con "il fantasma". Un bel problema anche per Khalil al-Hayya il dirigente di Hamas a Doha incaricato di tenere i contatti con lui. Anche perché ad al-Haddad la trattativa sembra interessare poco.






