BELLUNO - Tempi lunghi per riaprire l'Alemagna anche di notte. Serve un protocollo condiviso tra enti che tarda ad arrivare. Ma è colpa della pioggia. O meglio, di quel “meteo permettendo” che è stato il fattore determinante fin dal giorno della prima frana, e che anche sabato – con la chiusura precauzionale della strada a San Vito dalle 12.18 alle 16.45 – ha creato disagi. Del resto, lo avevano detto fin dall'inizio, Anas, Provincia e anche la Protezione Civile nazionale (con il capo dipartimento nazionale Fabio Ciciliano): l'Alemagna sarebbe tornata alla normalità solo se le condizioni meteo avessero consentito di lavorare in tranquillità. I pluviometri sono stati piazzati subito, approfittando di una serie di giornate di bel tempo, ma poi la seconda frana – quella di metà luglio - ne ha scalzato uno che quindi è stato necessario ricollocare. Gli altri sistemi di monitoraggio sono stati installati e collaudati nelle ultime settimane. Peccato che le condizioni meteo abbiano rovinato i piani e stravolto nuovamente i tempi della riapertura h24.
Sì, perché anche il nubifragio di sabato non è passato senza conseguenze. La ditta incaricata dalla Provincia, che venerdì aveva montato gli ultimi due sensori, ieri ha dovuto inviare i suoi tecnici sulla frana della Croda Marcora per controllare che tutto fosse rimasto al suo posto. E la sorpresa è stata che forse qualche parametro andrà ricalcolato. «Axatel ci dice che le piogge di sabato hanno modificato un po' lo scenario, sulla frana» spiega il consigliere provinciale delegato alla difesa del suolo, Massimo Bortoluzzi. «Di conseguenza, ci viene detto che alcuni aspetti per quanto riguarda il monitoraggio del dissesto andranno riconsiderati».







