A Giugliano, un quarto d’ora da Napoli, fino allo scorso aprile esisteva il campo di via Carrafiello, popolato da quasi 500 rom (di cui la metà minori) dell’ex Jugoslavia: il più problematico d’Italia quanto a degrado e delinquenza.

Basti ricordare il caso della bimba di sette anni morta folgorata, nel gennaio del 2024, dopo aver sfiorato dei cavi scoperti e il successivo assalto all’ospedale di un centinaio di “signori” che avevano pure pensato bene di devastare un’auto della polizia per sfogare la loro rabbia. Ecco, questo insediamento abusivo su terreni privati, il cui proprietario dal 2019 ne reclama lo sgombero, è stato abbandonato dagli stessi abitanti sotto la minaccia dello smantellamento ordinato dal tribunale. Tutto è bene quel che finisce bene? Macché.

CHIESA ROSSA, IL RICATTO DEI ROM AL COMUNE: "OCCUPIAMO UN'ALTRA AREA"

La data cerchiata in rosso sul calendario (il 14 giugno) è passata da ormai due settimane ma al Villaggio delle R...

Oltre ad essersi trasferiti in un’area poco lontana, si dà infatti il caso che il Centro europeo per i diritti dei rom e l’Associazione 21 luglio - lo scorso marzo - abbiano indirizzato un reclamo al Comitato europeo dei diritti sociali, una costola del Consiglio d’Europa, sostenendo che «i ripetuti sgomberi forzati subiti dalle famiglie rom in Italia, il persistente fallimento nel fornire un’abitazione alternativa adeguata e la continua e sistemica discriminazione subita dalle comunità rom violano l’articolo 31 (diritto all’abitazione) e l’articolo E (non discriminazione) della Carta sociale europea». Impensabile, per loro, che chi da quarant’anni se ne infischia delle regole possa essere sgomberato. Lesa maestà.