Il primo posto sarebbe stato un miracolo, ma il super potere di questa McLaren, capace di stint di gara lunghissimi grazie all’eccellente gestione-gomma, fa troppo la differenza sulla concorrenza. Tra intelligenza tattica e astuzia nei team radio (quel “ho le gomme finite” detto a inizio gara), Lando Norris si è preso la vittoria in Ungheria, fuggita l’anno scorso nel duello di nervi contro Oscar Piastri (2° oggi), e tiene aperto come non mai il duello interno in casa papaya per il titolo contro l’australiano. Il caso del giorno è quello di Charles Leclerc che, tradito dalla macchina, ha tuonato contro il muretto: “Dovete ascoltarmi — ha tuonato via radio — la macchina è inguidabile ed è un miracolo se arriviamo sul podio”.
Il crollo della Rossa
La “partita a scacchi” di Budapest l’ha vinta il team di Woking (200ª vittoria di team) contro una Ferrari dai due volti, che sognava il primo successo di stagione con Charles Leclerc (4°) ma deve arrendersi allo strapotere dell’auto rivale, dopo aver disputato due buoni stint con medie e bianche ed essere crollata sulle Hard in quello finale.
Dal giorno alla notte, una prestazione di speranza e poi da incubo, in grado di gelare i tifosi e la squadra di Frédéric Vasseur, che peggio non poteva festeggiare l’appuntamento del rinnovo ufficializzato da team principal di Maranello. Il dato da incubo è che partendo davanti nelle ultime 16 pole, Leclerc ha vinto solo una volta: in casa sua a Montecarlo nel 2024, troppo poco. Dopo aver spezzato il digiuno di pole Ferrari sabato (mancava dal GP del Messico di fine ottobre con l’ex Carlos Sainz), non è stato rotto il filotto negativo di mancati successi che durava dallo stesso appuntamento centro-americano. Se la ridono così la McLaren e Norris, che andando con la sosta unica (due le soste consigliate da Pirelli prima del Gp) ha mantenuto il vantaggio su Piastri nel finale, grazie a un super secondo stint di gara sulle dure (con giusto un bloccaggio nel mezzo), arrivato tardi anche a causa del traffico.










