«Comprare, ammassare, consumare, non basta. Abbiamo bisogno di alzare gli occhi, di guardare in alto, alle «cose di lassù», dice Leone XIV rivolto al milione e più di giovani a Tor Vergata. L’omelia della messa conclusiva del Giubileo dei Giovani è tutta rivolta all’essenza della sfida interiore del nostro tempo, e richiama molto anche i messaggi del predecessore Francesco e anche richiami a Giovanni Paolo II, e molti dei passaggi sono citazioni dalla sacre scritture. «La pienezza della nostra esistenza non dipende da ciò che accumuliamo né, come abbiamo sentito nel Vangelo, da ciò che possediamo, è legata piuttosto a ciò che con gioia sappiamo accogliere e condividere», dice Leone. Alzare lo sguardo – ripete ai giovani – è necessario «per renderci conto che tutto ha senso, tra le realtà del mondo, solo nella misura in cui serve a unirci a Dio e ai fratelli nella carità, facendo crescere in noi «sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità», di perdono, di pace, come quelli di Cristo. E in questo orizzonte comprenderemo sempre meglio cosa significhi che «la speranza […] non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato».